Don Adelino

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TESTIMONIANZE

DON ADELINO, TI RICORDIAMO E TI RICORDEREMO

         Anche il mattino in cui siamo andati ad accompagnarlo, col cuore pieno di un dolore costruttivo, egli, Don Adelino, ha voluto regalarcelo limpido e cristallino come è stata la sua vita e come è stato il suo Sacerdozio.

         Nel suo paese natio forse mai si erano trovati tanti sacerdoti: eravamo insieme a tantissimi    fedeli per dire al Padre un grazie sincero e grande per averci regalato Don Adelino; eravamo tutti riuniti per dire grazie a Don Adelino per quello che era stato e per quello che era per noi rimasti ancora in viaggio verso quella dimora da lui raggiunta ancor troppo giovane secondo le nostre valutazioni.

         Lo conobbi non molti anni fa: ero stato in una fabbrica a celebrare una Eucaristia pasquale ed egli era presente per aiutare, per donare la Misericordia del Signore a uomini semplici, onesti e ricchi di fede.  Don Adelino mi caricò sul suo camioncino e cominciammo ad aprirci mente e cuore vicendevolmente e nacque per me una amicizia ammirata per questo giovane sacerdote, così attento   alle cose di Dio e alle cose vere e autentiche dell’uomo.

          Ci si incontrò poi più volte nella porzione di chiesa affidatagli dai superiori e, ancora, quando    si tentava di annunciare il Vangelo, a giovani e a gruppi di lavoratori.

          Ora i ricordi si risvegliano pieni di commozione, di ammirazione, di nostalgia.

      Si ragionava di Dio, nel nostro andare per le strade degli uomini, camminando alla sua presenza. Si diceva, timidamente, della grandezza del Suo Amore e della Sua Misericordia per noi e per tutti gli uomini.   Ci intrattenevamo sui compiti e sui doveri nostri verso i più umili, verso i prediletti di Dio.

          Così, mentre cresceva l’amicizia, crescevano la mia conoscenza e la  mia ammirazione per questo giovane sacerdote.

         Seppi qualcosa della sua famiglia, del suo paese, della sua fanciullezza. Egli fin da ragazzo, così segnato dalla splendente e semplice Luce del Signore. Attento, serio e generosissimo quando  “serviva” la S. Messa tanto da lasciar stupiti sacerdoti e fedeli. Lo notò anche Don Poggi che pensò di prospettare a quel ragazzo la via del Sacerdozio. E Don Adelino restò sempre legatissimo al  suo Don Carlo. Legatissimo all’impegno della missione sacerdotale e, in modo speciale nella collaborazione al servizio dei Lavoratori nelle fabbriche secondo lo spirito dell’Onarmo.

         Apprezzai la profondità della sua fede, profondità coperta dalla semplicità dei suoi modi, da quel pudore che ritengo provenisse dalla sua famiglia e dalla nostra gente seria e incapace di ostentazioni inutili.

         La sua generosità umana, la sua dedizione, la grande carità si  sposarono con l’umiltà di chi sa  d’essere un “servo inutile”. Di questo tanti hanno già testimoniato.

         Gli ultimi mesi della sua nobilissima vita posero il sigillo a tutti i suoi anni: lui sereno e forte che incoraggiava noi e era totalmente e liberamente consegnato al volere del Padre.

        Caro, carissimo Don Adelino, continuo ad intrattenermi spesso con te. Tu non ci abbandonare, ma aiutaci a giungere là dove tu ora sei e da dove ci aspetti.

DON ANTONIO BALLETTO


    “…Io volevo qui ringraziarlo per il suo esempio nell’accettazione della grande sofferenza e della morte così prematura.

Mi ha insegnato a vivere e soprattutto morire da prete.”

                                               DON GIORGIO

    “…il tuo carattere ti portava ad esprimere una parola in più piuttosto che in meno, una battuta talvolta scanzonata per fare superare un disagio, per affrontare una situazione imbarazzante, per creare un dialogo o continuare il discorso.

Hai amato la tua gente come amavi i tuoi cari, ti sei avvicinato agli altri com’era conveniente che facesse un prete che non pensa e non si preoccupa della sua vita.

Eri capace di lavorare e far lavorare, contento di essere senza chiesa se accanto a te c’era della gente che non aveva casa, e, nello stesso tempo, speravi di giungere presto a costruirla, perché i tuoi parrocchiani ne avessero una come tutti gli altri … x

x … Nell’ultirna sera dell’anno mi hai ricordato che eravamo entrati nel tempo dei Vespri della solennità della Santissima Madre di Dio. I Vespri si celebrano al tramonto e la tua preghiera vespertina era accarezzata dalla mano amorosa della Madre dei Signore. Era quella l’ultima tua sera. Dell’alba de 1 Gennaio 1994 hai visto la luce. Il tuo giorno, l’ottavo della tua ultima settimana di vita, non doveva avere e non ha più tramonto….”

                                                                        DON GIOVANNI



    «x Don Adelino ha vissuto in pieno il mistero di Cristo “Sacerdote e Vittima” (Sacerdos et Hostia). I canti eseguiti dai giovani mi sembravano tanto appropriati alla straordinaria circostanza e mi aiutavano a capire l’esempio di Don Adelino:

       “offri la vita tua, come Maria ai piedi della croce, e sarai servo

   di ogni uomo, servo per Amore, sacerdote dell’umanità…”

       Don Adelino ha cantato questo canto ed altri, non solo con le labbra, ma soprattutto con l’esempio di vita….»

                                                                 DON GIULIO


 

  Da “IL LAVORO”

“Don Lino” era un prete difrontiera, destinato a quelle moderne “missioni metropolitane”che sono i quartieri popolari

come quello di Bègato o del Cepdi Prà.

Da questo modesto avamposto, si prendeva cura di un

enorme complesso urbano dovevivono dai 6 ai 7 mila abitanti.

Gente molta della quale ha mille problemi esistenziali.

Giunto a Begato alla fine degli anni ottanta, si era costruito

la chiesetta con le proprie mani, poi insieme alla gente del

quartiere, aveva dato vita a quella ragnatela di strutture che

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sempre accompagnano la nascita diun tempio cattolico:

la San Vincenzo, il campetto di calcio,la colonia estiva a Garessio per i giovani delle famiglie più bisognose.

DAI GIORNALI CITTADINI:

      x   le parole uscite fra i singhiozzi dalle labbra del Cardinale, che ha officiato la cerimonia. Un’omelia toccante e il ricordo di un Sacerdote “malato” di umiltà e di una dose di disponibilità fuori dal comune. «Non vedrò la nuova chiesa, mi disse in più occasioni, ma spero di esserne un seme», ha ricordato il Cardinale Canestri con un riferimento preciso alle parole di don Lino. «Ogni volta che lo andavo a visitare – ha proseguito il Cardinale, con la voce rotta dall’emozione – mi tranquillizzava dicendo “sto aspettando il mio momento”». Fra le lacrime il Cardinale ha ricordato una delle volontà di don Lino «Offro la mia vita a favore delle vocazioni che spero sboccino nel mio quartiere».

“Il Foglietto dell’Amicizia”  (n.1 ’94)

della Parrocchia Sanda Maria di Rivarolo

Abbiamo visto il Cardinale piangere di tenerezza!

Don Lino, il Parroco di Rivarolo Valtorbella, ci ha lasciato all’età di appena 44 anni.

Il Cardinale Arcivescovo in persona ha officiato il rito del funerale nella chiesa natia di Manesseno, davanti ad una folla enorme di persone che partecipavano al di fuori della chiesa

, raggiunte dagli altoparlanti esterni messi per l’occasione.

Tre pesanti operazioni affrontate con umano straordinario coraggio e cristiana esemplare rassegnazione. Ma don Lino guardava serenamente la morte degli occhi con la forza della sua fede. Un uomo che tanti potevano considerare  per le sue infaticabili fatiche nella costruzione manuale della sua e nostra chiesa, dalla muratura all’impianto idraulico,. Dal riscaldamento all’impianto elettrico, ecco che diventava per noi mistico! Ecco che si rivelava quello che da sempre abitava nel suo cuore.

“operaio di Dio”

                    Don Prospero

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